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Scritto da MICHELA FUSI Psicologa

La coppia e la costruzione dell’identità paterna

 

Sempre più negli ultimi anni la figura del padre è coinvolta nel percorso di attesa di un figlio. La gravidanza, infatti, appare non più solo campo della madre e del femminile che le sta intorno. Testimonianza di questa nuova tendenza è la presenza sempre più numerosa dei padri che accedono ai corsi preparto, che personalmente contattano le associazioni presenti sul territorio dedicate alla maternità per chiedere informazioni, per esprimere l'importanza di uno spazio pensato per loro, per confrontarsi, per condividere i propri vissuti, per lasciar liberi i pensieri e le fantasie legate alla paternità.

La mente del futuro padre è ora “gravida” di pensieri, di emozioni mai provate e nelle quali è difficile far ordine: si rimette in gioco il proprio concetto di sé e appaiono meno chiare e definite che in passato le competenze richieste. Da un lato l'attesa di un figlio sancisce e conferma la mascolinità, ma proprio ora l'uomo deve fare appello alle proprie parti femminili per stare vicino alla moglie, proteggendola e contenendola affettivamente così come lei contiene il feto dentro di sé (Badolato, 1993).

La partecipazione attiva dei padri ai corsi di preparazione al parto si potrebbe interpretare come il trampolino di lancio di una nuova vita a tre, come la risposta a molteplici diverse esigenze.

Può essere intesa, inoltre, come la possibilità di trovare nuovi modelli maschili di genitorialità nei quali identificarsi, come un sostegno psicologico costruttivo per diventare davvero coscienti di quello che sta succedendo, rappresenta un importante strumento per contenere le proprie angosce e quelle della partner (Brustia Rutto, 1996).

aspettare un bimbo


Il padre è oggi sempre più coinvolto nelle diverse fasi dell'attesa di un figlio, che segna l'inizio di una nuova vita a tre

Frequentare i percorsi dedicati alle coppie che aspettano un bambino diviene per l’uomo un'occasione per esprimere il desiderio di una più considerevole stima del ruolo del padre, dei propri bisogni e dell'impegno paterno.

Frequentare i percorsi dedicati alle coppie che aspettano un bambino diviene per l’uomo un'occasione per esprimere il desiderio di una più considerevole stima del ruolo del padre, dei propri bisogni e dell'impegno paterno.

La coppia fin dai primi giorni è chiamata a condividere una tappa importante della nuova scelta di genitorialità, è chiamata a fare i conti con sensazioni, emozioni, vissuti diversi. Diventare madri e padri non assume, infatti, lo stesso significato per entrambi. Al di là delle differenze biologiche, la diversità di percepirsi genitori risiede nella storia di ognuno. La coppia è formata da due individui distinti che incontrandosi portano nella relazione bisogni, aspettative, emozioni differenti pur condividendo un unico progetto, come può essere quello della genitorialità.

L’uomo e la donna si pongono entrambi “in attesa” alla ricerca della propria specifica identità di padre e di madre. È un'attesa che dura all’incirca nove mesi, un periodo necessario per affacciarsi al mondo del bambino, per sperimentarsi in un modo nuovo, un tempo indispensabile per prepararsi al miracolo della vita. L'attesa e la nascita del primo figlio, così come tutte le transizioni da una fase all'altra del ciclo di vita familiare, sono momenti caratterizzati da un alto grado di complessità e richiedono pertanto ai protagonisti grandi capacità di adattamento e di organizzazione.

Un bimbo appena nato porta con sé conquiste e rinunce per i neogenitori: è gratificante, piacevole e arricchente sentirsi generativi, percepire un nuovo senso di coesione della coppia legata ora dal figlio, giocare e partecipare ai progressi di ogni giorno, identificarsi con lui e vederlo crescere e svilupparsi, ma è anche difficile, gravoso, pesante dedicare gran parte del proprio tempo al suo accudimento, dover ridurre svaghi, amici, possibilità economiche e anche magari il lavoro della madre, sentirsi responsabili e per lungo tempo di un essere totalmente dipendente dai genitori, accettare il cambiamento del rapporto di coppia e le inevitabili nuove tensioni tra i coniugi (Scabini,1995).

Si ritiene che il primo trimestre sia il periodo in cui la diversità di sperimentare la gravidanza nella coppia sia maggiormente percepibile, appare come il momento più critico dell’attesa in quanto l'uomo e la donna sembrano vivere in maniera asincrona l'aspettare un bambino.

Le differenze che in questo momento si presentano possono determinare una maggiore intimità o dar luogo a nuove forme di separatezza. L'intimità può essere favorita, oltre che da un'identificazione dell'uomo con la donna incinta e da un desiderio di lei di condividere la gravidanza, anche dalla ricerca di una modalità nuova di esprimersi nella sfera sessuale. Viceversa se prevalgono gli elementi di separatezza, è difficile che si verifichi la reciprocità dell'esperienza, anzi può determinarsi una sensazione di isolamento e di distacco, quasi che l'arrivo di un figlio interrompesse un legame profondo che, in precedenza coinvolgeva entrambi, lasciando una situazione di vuoto e di solitudine (Badolato, 1993).

In particolare i futuri padri sperimentano parti diverse di sé, poco conosciute in precedenza, spesso si sentono spettatori e satelliti di ciò che succede nel corpo della propria compagna senza avere la possibilità di vivere direttamente l’evento. Questo vissuto di estraneità e di passività viene spesso evocato dai padri che partecipano ai corsi come un’emozione sperimentata durante i primi mesi di gravidanza che genera, talvolta, un senso di smarrimento ed impotenza.

La donna inizia ad esperire il cambiamento da subito con lo sconvolgimento ormonale, attraverso le sensazioni sperimentate dal proprio corpo. Il percorso richiesto al padre, invece, risulta più lento e faticoso, di solito coincide con l'evidente trasformazione del corpo della compagna e con i primi “movimenti” del bambino nel grembo materno.

Il recupero della dimensione interna della paternità, una consapevolezza profonda del suo diventare genitore costituisce per l'uomo, secondo quanto scrive Smorti (1987), un compito emotivo e cognitivo più complesso di quanto non sia la maternità per la donna. Se la maternità è infatti concepita e studiata come un evento naturale, avendo un substrato biologico dal quale non si può prescindere, la paternità è qualcosa di costruito, un dato culturale che non trova le sue radici nei mutamenti fisici e, come tale, forse necessita di conferme e riti di passaggio che ne sanciscano i contorni e le peculiarità (Badolato, 1993).

La gravidanza porta con sé una ridefinizione degli equilibri della coppia, nuovi confini sembrano ergersi tra l'uomo e la donna, vengono agiti allontanamenti ed avvicinamenti continui. L'attesa prepara all'arrivo di un “terzo” che inevitabilmente, in quanto nuovo elemento della famiglia, diviene catalizzatore di attenzioni e di emozioni, modificando le dinamiche interne alla coppia.

Diversamente da ciò che accade per la donna, l'esperienza paterna sarà esterna. A volte sarà poco riconosciuta dall'ambiente sociale circostante poiché è la figura materna ad attirare su di sé l'attenzione del mondo esterno a causa dei mutamenti corporei che svelano l'intimità della relazione con il nascituro. Al compagno spetta il ruolo di sostegno, di spalla, di fondamentale ponte di comunicazione con l'esterno, la sua identità diverrà manifesta solo al momento della nascita del piccolo.

Tanto più l'uomo è interessato all'evento paternità, tanto maggiore sarà l'attenzione nello stare vicino alla sua compagna, svolgendo una funzione di “maternage” e di protezione nei suoi riguardi. L'attesa del figlio insieme può rappresentare una fase particolarmente significativa, che permette alla coppia di stabilire una maggiore intimità o viceversa di creare separatezza tra i due per paura o incapacità di entrare in contatto in maniera diversa rispetto al passato.

Quando il bambino nascerà l'attenzione sarà puntata ancora sulla coppia madre-bambino e i padri potranno sperimentare una sensazione di estraniamento da quel mondo simbiotico sconosciuto al quale non è dato loro di partecipare se non in qualità di spettatori empatici. Il loro difficile compito sarà dunque quello di creare una situazione di supporto verso la partner iniziando il percorso che condurrà a prendersi cura dell'unità madre-bambino. Questo processo è reso possibile dall'attivazione di quella che viene definita preoccupazione paterna primaria (Smorti, 1997). Si tratta di un momento molto delicato per l’uomo che potrebbe attivare in lui meccanismi di gelosia, di rivalità ed ostilità verso il figlio dovuto al percepirsi sullo sfondo, al non sentirsi parte integrante della relazione madre-bambino.

I vissuti di emarginazione, le fantasie di abbandono, a volte possono creare nella coppia una notevole distanza emotiva. L'esistenza di un rapporto vissuto come simbiotico tra la madre e il bambino ha la capacità di far sentire l’uomo privato delle attenzioni della propria compagna provocando in lui senso di frustrazione e paura di essere abbandonato.

La nascita di un figlio ha un impatto molto forte sulla relazione di coppia. La cura del bambino, la gestione della quotidianità, del tempo libero, i compiti di ognuno devono essere ridefiniti tenendo presente le mutate esigenze. Gli aspetti organizzativi si intersecano con un profondo mutamento a livello relazionale in quanto i coniugi devono trovare nuove modalità di comunicazione e di gestione del conflitto, devono imparare ad interagire non solo in quanto coppia, ma anche in quanto padre e madre dei propri figli.

Queste nuove connotazioni di ruolo tendono in genere ad accentuare le diversità. Dunque, se accettare le differenze era compito evolutivo centrale nella fase di formazione della coppia, con la nascita del primo figlio questo compito appare senza dubbio più complesso (Binda, 1997). La nascita di un bambino, infatti, ridefinisce il matrimonio (Emery e Tuer, 1993): compito della coppia è proprio quello di ridelineare la relazione di coppia tenendo presente gli aspetti genitoriali (Scabini,1995).

La relazione di coppia, secondo Leon e Rebecca Grinberger (1975), rappresenta il più potente fattore di influenzamento di quello che sarà il comportamento del padre, non soltanto a nascita avvenuta, ma anche a partire dal momento in cui il bambino comincia a farsi strada nella testa e nel desiderio di entrambi i genitori. La qualità del rapporto tra i due, il significato che può assumere rispetto alle famiglie di origine, la sensazione di aver raggiunto una maturità come esseri umani che possono e vogliono prendersi cura di una nuova vita, rappresenta il fattore più significativo per la comprensione del processo di assunzione dei ruoli genitoriali, specie per l'uomo che, in passato, rappresentava una figura distante dalla vita dei propri figli.

È importante sottolineare, in conclusione, come il processo di costruzione dell'identità paterna sia strettamente connesso ad un tempo soggettivo per ogni padre. Il sentirsi padre costituisce un processo i cui tempi risultano molto diversi per ciascuno. Alcuni uomini si sentono già padri prima di aspettare il bambino, altri maturano il sentimento paterno nella fase della gravidanza, altri ancora alla nascita dopo il contatto con il bambino. L'identità paterna si costruisce nel tempo, nella relazione che si instaura con il proprio figlio. La conoscenza e lo scambio reciproco vengono percepiti come determinanti ai fini di una relazione personalizzata, unica e sempre in divenire.

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