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scritto da Elisa Mazzola Psicologa

Qual è il valore delle emozioni

Il quoziente d'intelligenza e il quoziente emotivo

Avere l’intelligenza del cuore significa non solo saper amare e capire gli altri, ma anche essere capaci di rimanere sé stessi in tutte le situazioni che la vita ci presenta, sia quelle piacevoli sia quelle più dolorose. Si tratta di essere felici, di non lasciarsi dominare dalle avversità, di scegliere la propria vita e di stabilire relazioni armoniose con gli altri. Se partiamo dal presupposto che sono la paura, la sofferenza e la collera repressa a impedire ad una persona di mostrarsi per quello che è e di stabilire il giusto rapporto con gli altri, possiamo aiutare i nostri figli, evitando loro di ferirli e insegnando loro ad avere fiducia in sé stessi. Possiamo pensare che la società di oggi non è più quella di ieri; le ricette educative del passato non sono più adeguate. Oggi nutrire il quoziente d’intelligenza dei nostri figli non basta, dobbiamo preoccuparci del loro quoziente emotivo.

Nessun genitore ama vedere il proprio figlio incollato al televisore o ai videogiochi, sopporta l’idea che suo figlio sprofondi nella violenza, nell’alcolismo o nella tossicodipendenza, desidera che suo figlio aderisca ad una setta e abdichi alla sua volontà per seguire ciecamente altre persone. Le dipendenze di qualsiasi tipo rappresentano il tentativo di controllare emozioni che non si è in grado di affrontare. Affondano le loro radici nell’infanzia e nascondono i fallimenti subiti allora nel campo delle relazioni e della comunicazione.

Qual è il valore delle emozioni?

Un figlio è una persona. L’emozione è al centro dell’individuo, è espressione della sua vita. Saperla ascoltare, rispettarla, significa ascoltare e rispettare la sua persona. I genitori sono spesso impreparati di fronte all’intensità degli affetti dei loro figli, cercano spesso di calmarli, di far tacere le grida, le lacrime. Ma l’emozione ha un senso, uno scopo, è terapeutica. I primi sei anni sono decisivi: cosa fare, cosa non fare? Ogni genitore è subissato di consigli benintenzionati. Si dice tutto e il contrario di tutto. I genitori vivono accanto ai loro figli giorno dopo giorno e li conoscono meglio di qualunque esperto. Talvolta, però, sorgono ostacoli di vario tipo che impediscono di instaurare una relazione armoniosa e una vera comprensione; un “esperto” può allora essere utile per eliminare queste barriere. Una madre giovane, un padre giovane hanno bisogno di indicazioni ma non di consigli. Hanno bisogno di imparare ad avere fiducia in sé stessi e nei loro figli. Dobbiamo pensare che i bambini ci dicono ciò di cui hanno bisogno in ogni fase del loro sviluppo. Dobbiamo imparare ad ascoltarli e a decifrare il loro linguaggio.

I genitori possono capire i loro figli e avere un atteggiamento giusto verso di loro nella misura in cui non obbediscono in modo automatico a dei principi educativi, non si affidano ciecamente al giudizio degli esperti e non hanno essi stessi un vissuto personale troppo doloroso.

Come si fa a sviluppare il quoziente emotivo?

Possiamo sviluppare il quoziente emotivo dei nostri figli? L’intelligenza del cuore è la capacità di risolvere i problemi posti dalla vita e dal rapporto con gli altri. Ci permette di dare un significato alla nostra vita, di rendere armoniose le relazioni con gli altri, di affrontare le difficoltà quotidiane con coraggio e saggezza. Ci aiuta a sostenere i nostri progetti, a trovare il nostro cammino.

È importante tanto nella vita di tutti i giorni, quanto in occasione dei grandi sconvolgimenti dell’esistenza. Rispettare le emozioni di un bambino significa permettergli di sentire chi è, di prender coscienza di se stesso in quel preciso momento. Significa considerarlo un soggetto unico, consentendogli di mostrarsi diverso da noi, una persona che ha il diritto di rispondere in modo del tutto personale alla domanda: chi sono? Significa anche aiutarlo a realizzarsi, a costruire il suo passato e ad immaginare il suo futuro, a prendere coscienza delle sue risorse, delle sue forze come delle sue mancanze.

L’atteggiamento che si assume nell’educare un bambino è determinante nello sviluppo del suo quoziente emotivo. Il bambino si modella sui genitori, e tende a seguirli spontaneamente. Non possiamo aiutare un bambino a crescere senza crescere noi stessi. I figli ci pongono di fronte ai nostri limiti e ci insegnano ad amare; se sappiamo ascoltarli possono essere le nostre guide spirituali.

Quali domande dovrebbe porsi un genitore di fronte al proprio figlio?

Parafrasando Sherlock Holmes, possiamo dire che non esistono risposte difficili, ma il difficile è porsi le domande giuste. La regola vale anche per i genitori che si apprestano a far crescere la loro nuova creatura. Ecco le domande con le quali ogni mamma e ogni papà dovrebbero misurarsi per dare le risposte giuste alle esigenze del bambino.

Qual è il suo vissuto?

Un bambino è una persona: ha i suoi pensieri, le sue emozioni e le sue immagini mentali. La più lieve frustrazione può scatenare una collera immensa. I bambini non sono in grado di dominare le loro emozioni perché il loro cervello è ancora in fase di maturazione. Essendo piccoli non sanno ancora fare ipotesi, prendere le distanze o proiettarsi nel futuro. Il bambino ha una sua logica egocentrica e magica.

Che cosa dice?

Dietro a quello che i genitori chiamano “capriccio”, dietro a un comportamento bizzarro, eccessivo, o semplicemente non ordinario, dobbiamo cercare le emozioni, il bisogno. Il bambino ci sta dicendo qualcosa. Ogni comportamento, esagerato e soprattutto ripetuto, che si tratti di aggressività o di passività estrema, di dipendenza eccessiva nei confronti della madre o di gelosia esagerata, di incapacità di concentrarsi o di opposizione sistematica, ha una motivazione. C’è un’emozione bloccata, un bisogno nascosto.

Che messaggio desidero trasmettergli?

Di fronte alle creazioni dei nostri figli dobbiamo sapere chiaramente quale messaggio desideriamo trasmettere perché i loro convincimenti si fondano sulle nostre reazioni. Esempio: se un bambino di due anni e uno di sette fanno cadere un oggetto prezioso del genitore, il gesto non ha lo stesso significato. Il primo compie un’esplorazione il secondo è più probabile che lo faccia come gesto punitivo. Il bambino che riceve tale messaggio acquista fiducia nelle sue capacità e cercherà i mezzi più adatti a manifestare la sua creatività. “Sei creativo, hai idee originali, sarebbe interessante per te trovare un materiale adatto per dare libero sfogo ad esse”. Chi sente questo messaggio o è stato definito pazzo incosciente, continuerà ad esserlo e avrà voglia di vendicarsi. O forse rivolgerà la sua rabbia contro di sé, sminuendosi e imboccando la strada dell’autodistruzione. “Sei un pazzo! Sei un incosciente! Sporchi tutto”.

Se si desidera insegnare a un bambino il rispetto degli oggetti, occorre rispettare anche il suo bisogno di esprimersi. Un bambino ha due genitori. La possibilità che egli riceva messaggi positivi raddoppia. Quando i genitori decidono di mettersi d’accordo in generale si allineano alla posizione del più repressivo. Sarebbe meglio che quando un genitore trasmette un messaggio dannoso l’altro fosse in grado di fornire l’antidoto. I bambini sanno cogliere ciò che è giusto e sanno cogliere l’incoerenza del genitore che si comporta in contrasto con i suoi valori solo per sottomettersi all’atteggiamento dell’altro. Per il bambino è importante sapere che i genitori non sono necessariamente d’accordo.

Perché dico questo?Perché dico questo?

In quanto genitore sono responsabile della salute di mio figlio, ma anche della sua socializzazione. Possiamo spiegare ad un bambino che certe regole sono frutto di una norma sociale o di un’abitudine culturale, ma è importante non mescolare i due piani, dicendogli, per esempio che è dannoso per la salute mangiare il dessert all’inizio del pasto.

I miei bisogni sono in competizione con quelli dei miei figli?

A volte vorremmo che i nostri figli non fossero dei bambini! Però sono dei bambini! Si comportano da bambini quando tirano fuori tutti i giocattoli, camminano a piedi nudi sul pavimento, si svegliano all’alba per giocare, gridano a squarciagola la loro eccitazione, si nascondono negli armadi, si rincorrono per tutto il salotto oppure sporcano la cucina con gli stivali pieni di fango. Che cosa mi spinge a dire di sì o di no alle richieste dei miei figli? Che cosa mi induce ad assumere un certo atteggiamento?

Analizziamo il contrasto regole genitoriali/regole filiali. La maggior parte dei genitori ama gli spazi ordinati, apprezza il silenzio e le parole misurate, desidera la calma. La stragrande maggioranza dei bambini è a proprio agio nel massimo disordine, adora il rumore e si alza all’alba, soprattutto la domenica e i giorni festivi. C’è un conflitto che rende difficile la relazione. E’ importante riposarsi per non cedere allo sfinimento, ritemprarsi per essere disponibili, suddividersi i compiti alla pari con il proprio coniuge per non accumulare un sentimento inconscio, riconoscere frustrazione e collera dentro di sé quando l’altro genitore non è presente per assumersi la sua parte di lavoro, per qualsiasi motivo questo accada.

A volte i genitori costituiscono un ostacolo per i figli. I bisogni più difficili da controllare sono quelli che derivano dalla nostra infanzia. Quando le nostre emozioni infantili restano represse, non possiamo cogliere la realtà dei bisogni di nostro figlio. O proietteremo su di lui i nostri bisogni personali necessariamente esagerati, oppure negheremo ogni bisogno per non rivivere la sofferenza.

Che cosa ha più valore per me?

Se rispondo: “Ciò che ha più valore è l’amore dei miei figli, la loro fiducia in me”, proteggerò questo amore e questa fiducia. Amare i propri figli e insegnare loro ad avere fiducia in sé stessi. Non solo, ma che abbiano fiducia nei genitori. Mai ferirli, tradirli o spaventarli, ma mostrarsi in tutte le circostanze onesti, mostrando ciò che si prova, ascoltando ciò che sentono, aiutandoli ad amarsi, a valorizzare le proprie capacità e ad assumersi le loro responsabilità senza sensi di colpa. Nel rapporto con i bambini invece di tenere conto dei consigli esterni su ciò che è bene e ciò che è male, è fondamentale che il genitore sia consapevole di quale sia, in quel preciso momento, il suo obiettivo nel suo rapporto con il figlio. Non esiste una storia universale, ma una risposta per quel bambino e quel genitore, in quel momento preciso della loro storia comune.

Qual è il mio obiettivo?

Quando il bambino non ha il diritto di sentire in modo autonomo, resta una persona definita dai genitori, dai professori, dagli altri. Gli dicono chi è lui e lui assume quel ruolo. Diventa ciò che gli altri vogliono che sia, dimenticando ciò che è davvero. Attraverso le sue scelte esprime le sue preferenze, prende coscienza di ciò che lo distingue dagli altri. Ogni genitore dovrebbe favorire il più possibile l’espressione emotiva del proprio figlio e permettergli l’autonomia fin dalla nascita.

La differenza tra l’ascolto e la soddisfazione di ogni richiesta del bambino

L’ascolto rispettoso delle emozioni non implica sistematicamente la soddisfazione delle richieste. Che si tratti di sentimenti piacevoli o spiacevoli, di pensieri gradevoli o sgradevoli, di comportamenti adatti o inadatti, riconoscere le nostre emozioni significa accettarsi cosi come siamo, costruire la fiducia in noi stessi. E’ importante mostrare al bambino che il riconoscimento e l’espressione verbale dei propri impulsi più violenti non distruggono né la relazione né le persone.
Aiutare un bambino a essere consapevole di sé stesso significa innanzitutto ascoltarlo veramente, senza giudicarlo, senza dargli consigli, permettendogli semplicemente di dare un nome a ciò che vive, aiutandolo a conoscere, ad accettare e a capire ciò che avviene in lui.

Come aiutarlo ad affrontare la paura, la gioia, la tristezza

Si deve accorrere alla prima lacrimuccia? Che cosa fare? Dobbiamo dare ascolto alle sue paure? I bambini, sistematicamente disprezzati perché paurosi, non diventeranno adulti aperti e coraggiosi. Esistono paure sane e paure smisurate, fuori luogo. Esistono paure da attraversare e altre da superare. Tutte devono essere rispettate e occorre aiutare i nostri figli ad affrontarle.

Le paure più frequenti:

  • I rumori forti;
  • Paura di dormire;
  • Paura delle fiabe;
  • Paura di ragni, insetti, cani, gatti Della scuola, del professore, dei voti.

Occorre attraversare la paura del bambino, seguendo alcune semplici regole:

  • Rispettare l’emozione;
  • Ascoltare;
  • Accettare e capire;
  • Sdrammatizzare;
  • Cercare le sue risorse interne ed esterne;
  • Aiutarlo a liberare la sua energia;
  • Soddisfare il bisogno di informazione;
  • Fargli formulare diverse risposte possibili di fronte alla paura.

Come bisogna saper fare i conti con la paura, bisogna anche saper esprimere la gioia. Possiamo imparare ad essere felici di vivere? Quando i figli devono farsi carico delle tristezze, delle frustrazioni, delle insoddisfazioni dei genitori... non sono liberi di essere felici.

E’ importante:

  • Valorizzare;
  • Incoraggiare;
  • Abbandonare il culto della sofferenza;
  • Sviluppare l’amore.

La gioia è l’emozione che nasce dal successo, ma può essere generata anche dall’amore, dall’incontro e dal momento in cui ci si trova, dalla relazione. Un bambino ha bisogno di sentirsi gioioso per sentirsi libero di esistere e di crescere. Ridere non è solo un piacere, è un riflesso della salute fisica e psichica. La gioia dei bambini è in primo luogo la gioia di essere con qualcuno. Condividere, sorridere, ridere, gridare, esclamare, baciare, abbracciare: sono questi i verbi della gioia.
Come posso aiutarlo, invece, ad esprimere la tristezza? Esprimere la tristezza permette al bambino di riaprire un contatto con il mondo esterno. Come parlare ai bambini di avvenimenti luttuosi?
La verità fa meno male, sempre, anche se è molto doloroso capirla. Quello che importa è come i bambini elaborano le informazioni e come noi riusciamo a star loro vicini in questo momento.

L’importanza di credere in sé stessi per diventare genitori competenti

Il suggerimento migliore da offrire ad un genitore è quello di aver fiducia in sé stesso, di ascoltare il proprio cuore e di avere fiducia nel figlio: è importante ascoltare ciò che dice con i suoi pianti e i suoi comportamenti. Troverà il modo per comunicarvi ciò che non sa ancora esprimere a parole.
Non bisogna farsi prendere dal panico, qualunque cosa faccia, si rivolge a voi e voi potete imparare a comunicare. Molti genitori fanno dormire i bambini nel loro letto anche se non osano dirlo in giro e spesso si sentono in colpa. Hanno interiorizzato la nozione secondo cui “non è bene” farlo. Temono che questo disturbi la sessualità futura del bambino e gli impedisca in un modo o nell’altro di svilupparsi normalmente. Nella maggior parte dei paesi del mondo, i bambini dormono con le mamme finché vengono allattati, ossia fino a due o persino tre anni. Gli esperti rivendicano il letto come il luogo di intimità della coppia e ovviamente è molto importante che il bambino non separi i suoi genitori. Ma un bambino che dorme in un letto non ha questo potere. Se i genitori approfittano della sua presenza notturna per allontanarsi, il bambino non c’entra nulla. Quando si fa qualcosa solo per aderire alle idee di un’altra persona, è facile sbagliare. Chiedetevi se una data cosa vi “ispira” o “non vi ispira”. Se vi ispira fatela, in caso contrario no.

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